CANCELLAZIONE ED ESTINZIONE DELLE SOCIETÀ ALLA LUCE
DELLE TRE SENTENZE GEMELLE DEL 2010: I MORTI POSSONO ANCORA
RESUSCITARE (SIA PURE SOLO PER CORRETTAMENTE MORIRE)?

Cancellazione ed estinzione delle società alla luce delle tre sentenze gemelle del 2010: i morti possono ancora resuscitare (sia pure solo per correttamente morire)?

Alla luce dei principi recentemente enunciati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione si può ritenere dato ormai acquisito che la cancellazione determini l’estinzione della società sicuramente irreversibile tanto nel caso di sopravvivenze quanto nel caso di eventuali sopravvenienze passive, stante l’esistenza di una regola espressa che stabilisce che i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci nonché verso i liquidatori. Diverso è il caso delle sopravvivenze (e delle eventuali sopravvenienze) attive (e dei processi in corso).

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LA REVOCA GIUDIZIALE PER GIUSTA CAUSA
DELL’AMMINISTRATORE UNICO ACCOMANDATARIO DI
SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE.

La revoca giudiziale per giusta causa dell'amministratore unico accomandatario di società in accomandita semplice.

Il presente lavoro ha preso spunto dal contrasto rilevato tra le pronunce del Tribunale di Padova del 2003, da un lato, e del Tribunale di Milano del 2004, dall’altro, in merito alla possibilità di nominare un amministratore giudiziario nelle società personali. È doveroso anticipare, da un lato, che l’eventuale soluzione della questione non può non tenere conto dell’influenza che può eventualmente esercitare sulla disciplina delle società personali il nuovo modello di srl connotato in senso più spiccatamente personalistico. E, dall’altro, che la soluzione che si intenda adottare in merito alla possibilità di nominare un amministratore giudiziario nelle società personali potrebbe costituire un eventuale criterio interpretativo per la soluzione del problema che si presenta in termini non dissimili nella normativa recentemente dettata in tema di srl. La Nota è stata pubblicata su Giur. Comm., 2005, II, pp. 662 ss.

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